DIO MERCATO

DIO MERCATO!

FESTIVAL TEATRO CANZONE GIORGIO GABER DI VIAREGGIO 2007

DI WALTER LEONARDI E PAOLO TROTTI | CON WALTER LEONARDI | LUCI MONICA GORLA | REGIA PAOLO TROTTI

Mio nonno nato nel 1900 ha creduto nella forza rivoluzionaria del fascismo!

Poi la storia gli ha detto che aveva sbagliato.

Mio padre nato nel 1930 ha creduto nella forza rivoluzionaria del comunismo!

Poi la storia gli ha detto che aveva sbagliato.

Adesso io, nato nel 1970, con tutta la mia forza di volontà, come faccio a credere nella forza rivoluzionaria Grillina?…”

Una volta caduto il muro, quello grande e lungo, che divideva il mondo in due, non è più possibile credere in un’ideologia. Anche perché le grandi ideologie del novecento finiscono proprio lì, nel 1989. Finisce un’era di equilibri politici e sociali e l’unica cosa che rimane è il Mercato che, più potente che mai, diventa la nuova Ideologia. Nonostante le crisi, i nuovi assetti politici mondiali, i nuovi partiti perlopiù populisti, senza una vera forza ideologica alle spalle chi comanda è solo il Business” come cantavano gli Isola Posse alla fine degli anni ottanta.

Ecco allora uno spettacolo che cerca di raccontare e di dare una visione di più personaggi attraverso canzoni e monologhi della nostra quotidianità immersa in questo delirio di onnipotenza dell’acquisto e dell’avere.

Uno sguardo assolutamente comico, ironico e satirico sul sociale in un momento dove più nessuno capisce cosa si debba fare e cosa si debba credere.

DIO MERCATO! con il punto esclamativo, come fosse una bestemmia, è un piccolo viaggio di intrattenimento in equilibrio tra la risata e l’attenzione all’”oggi”; una volontà di ridere di una società che forse è alla fine della sua età dell’oro, oppure è all’inizio di una nuova era.

Ma ci sono cose che non si possono comprare, e c’è la poesia per trattarle, cantarle, gridarle certe cose. La poesia la cui stupidità (da stupire) si sa, è sacra come la folgore e Walter Leonardi (poeta, menestrello e trovatore) compone una collezione ininterrotta di brani tanto tragici da apparire comici, o tanto tristi da apparire allegri. Pezzi unici e canzoni portati al pubblico con spregiudicatezza e rischio. Un vero acrobata del palcoscenico.

 

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